L’AMORE SI SCRIVE ANCHE COSI’

[ATTENZIONE: Contiene testo non appropriato per minori e men che meno per chi non conosce cosa sia il piacere]

[ATTENZIONE: Contiene testo non appropriato per minori e men che meno per chi non conosce cosa sia il piacere]

 

“Vienimi addosso”, disse lei girando appena la testa verso di lui, che la accontentó.
Mancandole la schiena ma prendendo il muro.

“Non andrá più via, lo sai?”, rise, pensando alla casa in affitto, che dalle loro mani sarebbe passata un giorno a quelle di qualcun altro.

“Qualcun altro saprà quanto ci siamo amati qui dentro”, commentó lui, tranquillo.

LA LUCE IN FONDO AL CORRIDOIO

Era inciampata sul tavolino basso in vetro, quel piccolo pezzo d’arredo che ricordava bene di aver spostato solo la settimana prima.

Il dolore al collo del piede era nulla rispetto alla rabbia che le montava dentro.

Alzó gli occhi verso di lui per metterlo a fuoco e cominció.

“Tu mi fai schifo”, sibilló, dapprima piano.
“Le hai permesso di nuovo di mettersi tra noi, di decidere cosa sia meglio per questa casa”.
“Che schifo di uomo, che schifo di uomo sei per permettere questo”?

Le parole uscivano fuori crescendo, alte, così come salgono tutte le accuse quando l’altro é impreparato e tace.

“Teresa…”, bisbiglió lui, senza riuscire a guardarla in faccia, mentre erano lí, in mezzo al corridoio ed una luce si accendeva nella stanza in fondo alla casa.
“Teresa…”, riuscí a dire, questa volta con fermezza ma sempre con gli occhi bassi e mantenendo una strana distanza di sicurezza.
“Questa é la casa dei miei genitori, tu non abiti qui cosí come non ci abito piú neppure io…”.

Gli occhi di lei diventarono un pozzo ed il labbro le prese a tremare.

“Ah, così la pensi?”, ruggí.
“Mi fa davvero molto piacere!”, disse, dando un calcio al tavolino con il piede che le faceva ancora male.

Uscí dalla porta principale sentendosi ancora la padrona.

Che senza palle le era capitato di fronte.