LA LUCE IN FONDO AL CORRIDOIO

Era inciampata sul tavolino basso in vetro, quel piccolo pezzo d’arredo che ricordava bene di aver spostato solo la settimana prima.

Il dolore al collo del piede era nulla rispetto alla rabbia che le montava dentro.

Alzó gli occhi verso di lui per metterlo a fuoco e cominció.

“Tu mi fai schifo”, sibill√≥, dapprima piano.
“Le hai permesso di nuovo di mettersi tra noi, di decidere cosa sia meglio per questa casa”.
“Che schifo di uomo, che schifo di uomo sei per permettere questo”?

Le parole uscivano fuori crescendo, alte, cos√¨ come salgono tutte le accuse quando l’altro √© impreparato e tace.

“Teresa…”, bisbigli√≥ lui, senza riuscire a guardarla in faccia, mentre erano l√≠, in mezzo al corridoio ed una luce si accendeva nella stanza in fondo alla casa.
“Teresa…”, riusc√≠ a dire, questa volta con fermezza ma sempre con gli occhi bassi e mantenendo una strana distanza di sicurezza.
“Questa √© la casa dei miei genitori, tu non abiti qui cos√≠ come non ci abito pi√ļ neppure io…”.

Gli occhi di lei diventarono un pozzo ed il labbro le prese a tremare.

“Ah, cos√¨ la pensi?”, rugg√≠.
“Mi fa davvero molto piacere!”, disse, dando un calcio al tavolino con il piede che le faceva ancora male.

Uscí dalla porta principale sentendosi ancora la padrona.

Che senza palle le era capitato di fronte.